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"Manifesto" del sito:
Homo sapiens è una specie fondamentalmente vegetariana. La capacità di passare a un comportamento carnivoro gli ha forse permesso di sopravvivere in periodi e luoghi difficili ed è probabile che tale comportamento, associandosi necessariamente a una maggiore aggressività, si sia autoselezionato come più vantaggioso nella competizione con le altre specie animali e con gli altri individui della stessa specie. Questo carattere è però oggi in larga parte inutile e il comportamento carnivoro rischia addirittura di compromettere seriamente la salute dei singoli attraverso l'emergenza di problemi metabolici e attraverso le infezioni da virus e prioni capaci di passare con diversa virulenza da una specie animale all'altra, oltre a compromettere la stabilità dell'ambiente attraverso l'eccessivo uso delle risorse idriche necessarie per gli allevamenti e attraverso i gravi problemi di inquinamento generati dagli allevamenti stessi. Per quanto possa essere spiacevole affermarlo, il comportamento carnivoro può avere una coerenza biologica solo all'interno di teorie filosofico-politiche che legittimino una competizione senza limiti all'interno della stessa specie umana, tale da portare a una spietata auto-limitazione del numero degli invidui e della durata della loro vita. Se si rifiutano tali teorie, il solo comportamento biologicamente coerente e socialmente responsabile è il ritorno a un'alimentazione vegetariana, cioè ad un'alimentazione che escluda la carne e ammetta eventualmente prodotti di origine animale (latte, latticini, e uova) solo in piccola quantità e a patto che gli animali da cui derivano non vengano allevati in modo intensivo, anche se ciò comporta costi e quindi prezzi elevati.
Analoghi motivi portano a ridurre il più possibile ed eventualmente ad eliminare il ricorso a prodotti di origine animale anche al di fuori dell'alimentazione (pelli, pellicce, ossa, etc.). Non si tratta solo di accettare o meno principi filosofici di rispetto per la vita animale (che pur sono poco coerentemente condivisi da coloro che condannano chi si ciba di cani, gatti o cavalli, ma poi mangiano tranquillamente bovini o suini, magari irridendo a coloro che per motivi religiosi li evitano), quanto di rendersi conto che il numero troppo elevato di esseri umani "utenti" di prodotti animali porta inesorabilmente a una diseconomia (eccessivo uso delle risorse, particolarmente  idriche; costi troppo elevati di disinquinamento e di smaltimento dei rifiuti) che minaccia seriamente la stabilità dei nostri stessi sistemi politici e sociali.